I CINQUANT’ANNI DEL VECIO BASKET

Mezzo secolo di sport, passione, tenacia, goliardia. Ma prima ancora, mezzo sport di amicizia, lealtà e solidarietà: sono questi ultimi i valori fondanti del Vecio Basket Treviso, società gloriosa nella sua storia ed unica o quasi del suo genere. Prima che club sportivo, il Vecio Basket è prima di tutto un ritrovo, tant’è vero che allenamenti e partite appaiono quasi come una scusa per sedersi a tavola e continuare a scherzare senza badare all’impietoso scorrere del tempo. Perché quel “vecio” nel nome è sinonimo di maturità anagrafica, ma anche di voglia di non prendersi affatto seriamente. Una sorta di “Amici Miei” trevigiano, con il pallone da basket ed il parquet come minimo comun denominatore ed il desiderio di contribuire in qualche modo nei confronti della comunità.
Ma cos’è esattamente il Vecio Basket? Per capirlo occorre partire dai requisiti minimi richiesti per farne parte, ossia un’età di almeno 50 anni – “Il regolamento prevederebbe la soglia Over55 ma la presenza di veterani come il 75enne Augusto D’Amico consente di giocare un po’ con la media”, spiega il presidente Carlo Zanatta – ed ovviamente la passione condivisa per la pallacanestro. Ognuno con un ruolo preciso: il notaio Enrico Fumo ad esempio fu figura centrale per l’atto costitutivo e l’affiliazione a suo tempo del Vecio Basket alla FIP. Ma c’è anche chi si dedica agli aspetti organizzativi ed al lato solidaristico. La missione del Vecio Basket in fondo non è mai cambiata, ossia dimostrare da un lato che la pallacanestro è gioco per tutti, anche oltre i canonici limiti d’età; dall’altro, promuoverne la pratica con leggerezza e goliardia, contribuendo ad aiutare i meno fortunati. Ed a tal proposito il progetto africano, la realizzazione di un campo da gioco sugli altipiani del Kenya da dedicare alla memoria dell’ex presidente Giancarlo “Ciccio” Pin Dal Pos, è oramai ultimato e garantirà a tanti ragazzi la possibilità di giocare, crescere e divertirsi.
Toccati i cinquant’anni d’attività, il Vecio Basket voleva comunque festeggiare. E quale modo migliore di farlo se non giocando? Ecco dunque che a metà settembre il club ha chiamato a raccolta altre formazioni similari – LAB Udine, Stingers Padova, Old Basket Venezia, Metal Lab Pordenone, MaxiBasket Livorno, MF Genova, StreetBasket Prato e All Stars Campania – per un torneo in Ghirada. Nulla di serio né di eccessivamente complicato, solo il desiderio di celebrare una ricorrenza sul parquet, più ovviamente una cena ampiamente condivisa. Nell’occasione si sono svelati anche i prossimi piani del Vecio Basket che a novembre volerà in Kenya per inaugurare il già ricordato playground “Ciccio Pin” per poi dare alle stampe un libro di memorie (soprattutto fotografiche) dal 1973 ai giorni nostri.

“Il Vecio Basket è diventato la mia famiglia”, rivela orgoglioso D’Amico che a Treviso ha messo radici dopo aver giocato in Serie A in parecchie squadre. E quel senso di famiglia pervade ancora l’ambiente dei maturi baskettari locali il cui unico cruccio è rappresentato da un impoverimento delle nuove leve: “Il CSI ci fa concorrenza, molti veterani preferiscono andare a giocare lì – ammette con un filo d’amarezza Zanatta – E non contiamo nemmeno su un massiccio apporto di ex Benetton, nonostante i trascorsi. È un peccato ma noi non demordiamo”. La chiamata alle palestre è dunque aperta: basta aver oltrepassato il cinquantesimo anno, essere appassionati e rispecchiarsi nei valori di lealtà, amicizia e solidarietà. “Non chiediamo il curriculum, non ci interessa se un aspirante abbia giocato in Serie A o meno – chiude Zanatta – Noi giochiamo per divertirci e tanto basta”.

di Federico Bettuzzi