“Cambia il mondo con un sorriso alla volta”

L’incredibile attività di volontariato
della fotografa e docente
PAOLA VIOLA, eletta, nel 2022, una
delle 100 donne più influenti in Italia

Tutto nasce nel 2010 quando Paola Viola, insegnante e fotografa, crea la ONLUS “Una Mano per un Sorriso”, con l’obiettivo di donare un sorriso a bambini che vivono situazioni di grave povertà e disagio, i cui diritti sono calpestati a causa di maltrattamenti, guerre, abbandono e sfruttamento. L’intento di questa ONLUS è quello di sviluppare progetti umanitari rivolti alla difesa dei diritti dell’infanzia nel mondo.
Paola è un vulcano di idee, iniziative e di quel sano entusiasmo, anche se un po’ folle, che ti porta a vivere in zone di disagio e di guerra con apparente incoscienza ma con la forza della ragione che la porta a superare anche i limiti emotivi e quelli legati alla sicurezza personale.

Ma chi è Paola Viola?
Quarantacinque anni, docente e volontaria trevigiana, è una delle 100 donne dell’anno 2022 secondo F, uno dei più importanti giornali femminili nazionali.
È una che, per sorridere, ha combattuto duramente.
Nata a Ragusa ma per la sua serenità la madre, microbiologa, ha deciso di lasciare Ragusa e tornare a Padova.
Per il suo sorriso ha voltato le spalle ad un uomo, suo padre, troppo chiuso nel suo orgoglio professionale.

LA STORIA
«Quando tredici anni fa ho scelto di fondare Una mano per un Sorriso – For Children onlus -dice Viola- non ho realizzato chiaramente cosa mi aveva portato sino a qui – racconta- poi, pian piano, nei viaggi in Kenya, in Siria e al confine turco, in Palestina e infine in Bielorussia il quadro si è fatto più chiaro. Quando vedo un bambino triste mi rattristo anche io.
Mi sono più volte chiesta perchè. Io sono stata una bambina infelice, per troppo tempo ho subito la fine della relazione tra i miei genitori come una colpa. Mio padre si rifiutava di mettere in discussione i colleghi che mi avevano diagnosticato una intolleranza incurabile. Mia madre invece non si è arresa. Ha avuto ragione lei, alla fine. Io sono qui. E, oggi, sorrido».

Tutti la conoscono come anima di una Onlus che, in dieci anni, ha macinato chilometri e progetti concreti, dando dignità e possibilità all’infanzia del mondo.
«Una mano per un Sorriso – For Children è una scommessa che il 10 ottobre 2023 festeggerà 13 anni”.

Ci parli del progetto “Le scarpette rosse”.
“Tutto è cominciato con un paio di scarpe. Quelle che ogni bambino usa per andare a scuola. Quelle che lo distinguono da tutti gli altri. E lo rendono unico, sotto l’uniforme scolastica. Ero in Africa durante uno dei miei progetti umanitari e ha notato che in quella scuola, dove vigeva rigoroso l’obbligo dell’uniforme per i bambini, i piccoli oltre ai tratti del volto si distinguevano in base alle loro scarpe. Alcune erano più consumate, alcune erano state recuperate in discarica, alcune erano diverse l’una dall’altra, appartenute magari a fratelli più grandi. Paola le ha fotografate tutte ed è nato un libro-reportage che ha fatto conoscere in tutta Italia la sua onlus «Una mano per un sorriso-For children».
Un primo passo, però, il primo di tanti, fino agli ultimi progetti, come lo «Smiling Center» in Africa vicino a Nairobi, uno spazio in cui attraverso attività didattiche, ludiche e sportive offrirà la possibilità a bambini e ragazzi di cambiare la loro vita e riprogettare il loro futuro.
In due anni abbiamo portato oltre 10.000 paia di scarpe frutto di donazioni”.

Cosa manca in Italia per avere maggior sensibilità verso il volontariato?
“La libertà di esprimere le proprie idee e realizzarle. Se in Italia hai una idea, prima di poterla non dico realizzare ma solo di farla decollare, devi affrontare montagne di difficoltà legislative e burocratiche”.

Quando si avventura in posti di povertà e di guerra teme per la sua sicurezza?
“E’ chiaro che avverto la paura ma rispetto ai primi anni adesso la gente ci conosce, ci stima e ci permette di lavorare in sicurezza”.

Cosa ha visto che i suoi occhi non dimenticheranno mai?
“I bambini che non sorridono per quello che hanno visto e sopportato”.

Prossimo viaggio?
“Andremo in Turchia ai confini con la Siria a portare attività ai bambini. Per quello che hanno visto, adesso devono ricevere tanto amore e attenzioni altrimenti rimarranno segnati per tutta la vita”.

Cosa intende per attività?
“Ad esempio nel 2017 abbiamo portato dei computer in Tanzania”.

Ci sono cose più importanti di un computer per chi vive in povertà…
“Noi facciamo cooperazione allo sviluppo e ai bisogni primari e non sostegni alla povertà. Si deve guardare alto.
Non siamo l’aiuto ma il sostegno, magari potessimo combattere la povertà ma ha pensato a quanti soldi servirebbero?

A Treviso avete sostegni?
“Non ci bada nessuno”.

In che senso?
“Quando parli di volontariato, di povertà, guerre i trevigiani ti guardano male sembra quasi che tu vada in questi posti a divertirti “.

E l’amministrazione comunale?
“A me della politica non interessa molto, diciamo che sono apartitica ma con la giunta prece-dente, quella di Giovanni Manildo, tanto per intenderci, non siamo mai riusciti ad avere un solo incontro nonostante le nostre pressioni, con quella di Ma-rio Conte aspettiamo le votazioni poi chiederemo di incontrarci. Devo dire che invece con Trevignano, Silea, Carbonera, Spresiano abbiamo una buona collaborazione”.

Come riesce a conciliare il volontariato con il lavoro di insegnante?
“Sono fortunata perché non lavoro in una scuola pubblica ma privata gestita dalla parrocchia di Spresiano e l’associazione è nata proprio nei banchi di questa scuola”.

Come fate a sostenere economicamente la vostra attività?
“Con la vendita di prodotti da noi realizzati, con la raccolta di fondi e di contributi volontari e adesso abbiamo partecipato e vinto per ricevere il 5 per mille appoggiandoci alla chiesa Valdese e l’anno scorso abbiamo incassato 28 mila euro”.

di Giampaolo Zorzo